Al di là dei numeri che una conferenza può proporre, al di là degli annunci che quello stesso appuntamento può riservare, molto spesso è ciò che regala a livello di riflessioni, la parte che nasconde maggiore spessore e su cui costruire i dibattiti che verranno. Quest’anno ad Austin i protagonisti della GDC hanno voluto soffermarsi per parecchi giorni su quello che in passato sembrava quasi un’utopia e che invece all’alba del 2010 sta quasi per diventare l’unica frontiera del videogioco. Si è parlato in pesanti di dosi di mondo online, del suo essere continuamente in fieri, di progettazione ma anche di attenzione.
La Rete è un panorama di grandi opportunità, ha un potenziale che è destinato un giorno a sopraffare una realtà che si sta inaridendo come quella dell’esperienza offline. Ma bisogna agire con cautela, con conoscenza, e il dettaglio spesso può fare la differenza. Lo sottolinea chi ha portato Warhammer nello scenario, a volte “giunglesco”, dei server di tutto il mondo, ammettendo che si poteva fare di meglio, che si doveva essere più attenti. Lo evidenzia la mole di cifre e persone che si nascondono con orgoglio dietro ad un progetto enorme come quello di World of Warcraft, che per incantare milioni di giocatori muove migliaia di altrettante teste pensanti.
La parola chiave sembra essere una sola: programmazione. Che si tratti di nuove IP, di infrastrutture più performanti o di semplici patch per rendere più affascinante i nostri alter ego virtuali, la necessità di un ragionare a lunga distanza è ben evidente. Una cosa è certa: l’online sarà il business del futuro, fatto tanto di abbonamenti annuali per l’MMO di turno, che per le microtransazioni sui singoli pacchetti. E a questo proposito, il passaggio dei massive su console è ancora ricco di insidie: sarà perché i PCisti vogliono conservare una sorta di esclusiva su questi mondi alternativi e allontanare in qualche modo la morte del PC come macchina da gioco? Sarà che esiste davvero una serie di difficoltà (di mercato e di approccio dei videogiocatori console) che non permette il decollo definitivo di questo genere di giochi al di là del territorio PC?
Questi sono interrogativi che tanto la GDC di Austin che il futuro dell’intrattenimento digitale continua a porsi. Le risposte? Forse ci saranno a breve, forse saranno i nuovi controller come Natal ad indicarci la via giusta da seguire o forse, si tornerà semplicemente indietro, per ricostruire tutto da zero. Una tabula rasa, in cui soltanto le buone idee saranno degne di sopravvivere: una visione troppo apocalittica?
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