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Editoriale

Le uscite posticipate? A volte è anche una questione di marketing…

[del 25/11/2009] [di Lucio Bernesi]
Quando dei titoli come Bayonetta e BioShock 2, previsti per le vacanze natalizie del 2009, vengono poi spostati al 2010, ci si chiede se tale ritardo sia imputabile a un voler ritoccare ulteriormente il gioco oppure a semplici strategie di marketing.

In passato l’industria dei videogiochi non si concentrava quasi esclusivamente sul periodo natalizio. Anzi, per avvantaggiarsi rispetto a un periodo di costi fissi per le persone (tra spese e regali), focalizzava la maggior parte delle uscite in ottobre o novembre.

Quest’anno la crisi economica ha portato alla nascita di una nuova pseudo strategia di marketing – quella di posticipare le uscite. Una situazione che va a vantaggio di quei giocatori con pochi soldi in tasca che potranno acquistare il titolo che stanno aspettando nel corso del nuovo anno, in una situazione economica migliore rispetto a quella che si prospetta per questo Natale.

Questo è quello che ci ripetono gli analisti del settore, mentre i vari publisher non è che ci dicano qualcosa in più sull’argomento.

Un esempio pratico è quello di Bayonetta. Mike Hayes, presidente e COO di Sega West, ha recentemente spiegato i motivi che sono alla base dello spostamento dell’uscita del gioco a gennaio 2010.

“Dopo un’attenta analisi di mercato, abbiamo deciso che questo periodo rappresenta il momento migliore per ottimizzare il potenziale di Bayonetta”.

Strauss Zelnick, il presidente di Take-Two, ha deciso di ritardare l’uscita nordamericana di BioShock 2, fissandola per l’anno fiscale 2010 “per dare al gioco un tempo ulteriore affinché possa essere migliorato”. Stesso discorso per Mafia II…

Ugualmente, Activision Blizzard ha cancellato l’imminente pubblicazione di Singularity di Raven, spostandola per il prossimo marzo “visto che l’obiettivo è quello di creare un nuovo punto di riferimento tra gli sparatutto… e per permettere a Modern Warfare 2 di dominare le classifiche di vendita di questo Natale”.

E chiedendo spiegazioni a Ubisoft sui perché del ritardo di Tom Clancy’s Splinter Cell: Convinction (uscirà il prossimo 23 febbraio), un responsabile di Ubi ha risposto: “Quello che dovevamo dire lo abbiamo indicato nel comunicato…”.

Analizzando, invece, le parole di John Riccitiello, CEO di Electronic Arts, possiamo ricavare ulteriori spunti su cosa può influenzare i publisher nella gestione delle uscite delle loro line-up: “Una cosa che abbiamo imparato dall’anno fiscale 2009 è stata che abbiamo esagerato nelle uscite durante il periodo Ottobre-Dicembre. Ci siamo ritrovati con titoli di valore penalizzati da questo ammasso di release, addirittura penalizzati da altre produzioni EA”.

“Questo ci ha portato a sviluppare un piano annuale delle uscite e a considerare tutti e dodici i mesi dell’anno”, ha concluso Riccitiello.

Che si tratti allora di un nuovo trend economico? Alcuni analisti del settore ritengono però che questo rimandare possa diventare addirittura un punto debole. “Non penso di tratti di una nuova politica di business”, ha dichiarato Matt Matthews, analista di NPD. “Non mi sorprende il fatto che la gente ne parli. Ma sia chiara una cosa: ritardare l’uscita di un gioco – per qualsiasi ragione – è sempre vista come una cosa negativa…”.

Certamente in uno scenario in cui tanti titoli vengono lanciati contemporaneamente sul mercato – specialmente con una line-up Wii che abbonda e che penalizza le altre piattaforme – i publisher temono che i videogiocatori, con poco tempo e meno denaro a disposizione, non riescano ad acquistare tutto ciò che desiderano. Soprattutto in un momento di difficoltà economica come quello attuale, nonostante giochi come Call of Duty o Halo abbiano sempre e comunque il loro appeal in termini di vendite.

Ma rispetto ad anni d’oro come il 2005, 2006 ed il 2008, il tasso odierno di disoccupazione influisce anche sul numero di potenziali acquirenti.
“L’attuale generazione di console è molto costosa e chi non ha un posto di lavoro difficilmente può permettersi di acquistare più di un videogioco”, aggiunge Matthews.

Una situazione che obbliga i publisher a scegliere con criterio e attenzione il momento giusto per l’arrivo nei negozi delle loro produzioni, proprio perché oggi sviluppare un videogioco ha costi altissimi e il rientro economico dell’investimento fatto (generalmente si parla di investimenti lunghi 18-24 mesi) deve essere per certi versi sicuro.

Naturalmente, al di là del mese d’uscita, è anche la qualità del prodotto a fare la differenza in termini di numeri. È sufficiente ricordare l’esempio di Halo 3, uscito in un mese apparentemente anomalo come settembre (2007) ma che ha fatto molto, molto bene.

Una volta terminata la recessione si tornerà alle vecchie abitudini? Matthews dice “sarebbe meglio che ciò non si verificasse ma ci sono delle consuetudini che sono molto difficili da cambiare…”.

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[Stefano_Silvestri[lev:1; v. p.:1; cash:350] postato il 25/11/2009 alle 17:58 [offline]

Che è un po' la strategia delle donne, a ben guardare. A furia di posticipare ciò che si desidera finisce che pur di averlo poi si spendono anche più soldi... :P

[Tsam[lev:2; v. p.:2; cash:125] postato il 27/11/2009 alle 9:22 [offline]

Direi che il voler evitare la massa critica del Natale sia senza dubbio lo scopo principale. Mi piacerebbe pensare che i ritardi siano dovuti alla voglia degli sviluppatori di non rilasciare giochi extra buggasti, ma purtroppo so che non è così .

 

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