Alcuni rivenditori hanno lamentato i possibili effetti negativi derivanti dalle recenti strategie di compagnie quali Electronic Arts e Sony, volte a contrastare il mercato dell’usato attraverso l’introduzione di codici riscattabili una sola volta nelle confezioni retail.
Dopo il controverso Project Ten Dollar di EA, anche Sony ha mostrato di voler contrastare l’usato con il recente esperimento legato al lancio di Socom Fireteam Bravo 3 per PlayStation Portable: il gioco online può essere sbloccato solo attraverso un codice incluso nella confezione e acquistabile separatamente al prezzo di 20 dollari.
Secondo Don McCabe di ChipsWorld, le persone maggiormente colpite da queste strategie saranno i consumatori, che si ritroveranno improvvisamente con copie dei giochi dal ridotto valore nel mercato dell’usato. “Pagano la stessa quantità di denaro ma il valore dei giochi che rivendono diminuisce notevolmente. Dal punto di vista del rivenditore, ci sarà esclusivamente un adeguamento dei prezzi”.
McCabe ha dichiarato a GamesIndustry che la stessa EA è una delle compagnie a beneficiare maggiormente del mercato dell’usato, in quanto i consumatori hanno spesso l’abitudine di versare i giochi per acquistare i nuovi episodi di franchise quali i giochi sportivi. “FIFA, Madden, sono sostanzialmente gli stessi giochi con qualche upgrade annuale. La gente vuole sempre le nuove edizioni di questi franchise, è uno dei capisaldi del mercato dell’usato”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il CEO di SwapGame, Marc Day. “A SwapGame, la maggior parte dei consumatori versa i giochi per comprarne di nuovi che senza l’usato non potrebbe permettersi. Queste strategie diminuiranno il valore dei giochi versati dai consumatori”.
Inoltre, il crescente utilizzo di registrazioni online per i giochi potrebbe spingere i rivenditori a fornire minore visibilità a determinati publisher. “Quando vendi questi prodotti, devi tenere ben presente che stai spingendo il consumatore a offrire i propri dati attraverso registrazioni online. Perché un rivenditore dovrebbe promuovere giochi che fanno loro diretta concorrenza cercando vie di marketing diretto?”.
Parere favorevole è stato espresso da Igor Cipolletta di ShopTo.net, catena che non prevede la compravendita di giochi usati. “In quanto rivenditori dobbiamo convincere i publisher della bontà dei canali retail. Se non ottengono profitti cercheranno modelli di business alternativi. In futuro alcuni publisher potrebbe vedersi costretti ad abbandonare l’industria con conseguente perdita di qualità del software per i consumatori”.
“Il messaggio di EA è chiaro. Fermate il mercato dell’usato o presto ci rivolgeremo solo alla distribuzione digitale. Solo il tempo ci dirà la risposta dei consumatori, ma sono certo che molte catene retail non prenderanno bene queste soluzioni”.
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