Interviste

Danny Bilson

Danny Bilson, il mecenate (parte 2)

[del 31/01/2011] [di Stefano Silvestri]
[continua e si conclude l'intervista a Danny Bilson. Potete trovare la prima parte al seguente link)

Danny Bilson
: È un ragionamento che può valere per alcuni nostri concorrenti ma non per THQ. Ma neanche per sbaglio. Il nostro lavoro, la nostra missione, è dare spazio alla creatività e questa è la ragione per cui stiamo attraendo così tanti talenti negli ultimi tempi.

Siamo convinti che dalla creatività possano derivare ottimi profitti. Crediamo nell'ispirazione e nell'originalità, non nei focus group o nei test a porte chiuse. E non crediamo che i fondi di investimento debbano dirci quello che dobbiamo fare.

Mi auguro che i due signori che avevi a fianco fossero realmente degli appassionati capaci di distinguere un gioco bello da uno brutto, ma nella nostra compagnia non è affatto così perché hanno promosso me, un creativo, a direttore della divisione dei videogiochi. Diversamente, al posto mio ci sarebbe un amministrativo o un finanziario.

Sia chiaro, siamo in questo business per fare soldi perché con essi possiamo poi fare nuovi prodotti. Ma com'è che si guadagna in questo settore? La risposta è semplice: facendo arte. È proprio per questa ragione che abbiamo al nostro fianco talenti del calibro di Patrice Désilets, Guillermo Del Toro e Tomonobu Itagaki. Nessuno dei quali, peraltro, è americano.

Qualche settimana fa ho intervistato l'amministratore delegato di GameStop Italy, il quale ha espresso l'opinione che il fenomeno dei giochi usati non solo non dovrebbe essere contrastato, ma anzi è la ragione per la quale gli appassionati acquistano così tanti titoli nuovi. In caso contrario, sosteneva, ben pochi riuscirebbero ad arrivare ai 70 euro richiesti oggi per un tripla A. Essendo THQ una delle società più impegnate a combattere il fenomeno dei giochi di seconda mano con l'online pass, mi interessava sentire la sua opinione in proposito.

Danny Bilson: Credo che la dichiarazione espressa dal management di GameStop difenda le loro politiche, e capisco anche che le loro argomentazioni possano sembrare sensate, ma se uno ha 60 dollari da spendere e ne lascia 55 a GameStop per acquistare un usato, a noi cosa resta?

La risposta è che non resta nulla e il risultato è che io poi mi ritrovo senza il denaro da investire in giochi di qualità. Coi prodotti usati vengono sottratti i soldi dei consumatori dal nostro "ecosistema" (sic).

La politica di THQ di valorizzare il nuovo è quindi una diretta conseguenza: se compri il gioco nuovo hai tutto, mentre se prendi l'usato devi sapere che avrai qualcosa in meno. Il nostro obiettivo, però, è di trovare il giusto compromesso senza "offendere" il consumatore: sono anche io un essere umano e se in un negozio trovo un maglione a 5 dollari in meno che da un'altra parte, sono tentato di comprarlo lì.

Uno che entra in un negozio con 40 dollari da spendere e sceglie un titolo di THQ è comunque un nostro cliente e va rispettato, ma deve anche sapere che nessuno dei suoi soldi finirà nelle nostre tasche per coprire i nostri investimenti.

La gente deve capire che i giochi belli costano, e che il supporto all'online ha delle spese costanti e prolungate nel tempo. Pertanto nei nostri titoli alcune funzionalità del multiplayer saranno libere per tutti e rappresenteranno una sorta di assaggio: dopodiché, se si è interessati ad averle tutte, o si acquista il gioco nuovo o si compra un pass.

Trovare il giusto equilibrio che rispetti tutte le parti in causa è davvero difficile e ti dirò una cosa: finanziare dell'arte è sempre molto difficile e rischioso. È qualcosa che richiede del coraggio ed è esattamente ciò che facciamo qui in THQ.

Investiamo fino a 50 milioni di dollari non in un gioco ma in un'opera d'arte e se questo meccanismo si inceppa e io non sono in grado di rientrare in queste somme, beh, la prossima volta che verrai qui a New York potresti non intervistare più me, ma uno di quei tizi dei fondi di investimento!

Un'ultima domanda: sebbene con dinamiche diverse da quelle di una EA Partners, avete una divisione di nome THQ Partners e collaborate con sviluppatori del calibro di Relic Entertainment o Valhalla Game Studios. Guardando alla guerra tuttora in corso tra Activision ed Electronic Arts per West e Zampella, quanto è difficile oggi riuscire ad arruolare dei talenti nelle proprie fila?


Danny Bilson: La premessa da fare è che, sebbene riconosca che l'etichetta può essere fuorviante, THQ Partners funziona diversamente da EA Partners. I prodotti dei nostri partner sono trattati in modo del tutto analogo a quelli sviluppati internamente e mi occupo di supervisionarli e finanziarli direttamente (in Electronic Arts invece c'è una responsabile ad hoc di nome David de Martini, anch'esso recentemente intervistato). Non c'è un gruppo separato e quindi mi trovo a interagire direttamente con Itagaki come se fosse un interno.

Quanto all'esempio che hai fatto, lo sai che siamo stati a un passo dal chiudere noi l'affare?

Ovvero?

Danny Bilson: Se parli con Jason o Vince (West e Zampella, gli ex capi di Infinity Ward, ndR), ti diranno che sono stati molto vicini a venire da noi.

E per quale ragione sono poi finiti sotto EA Partners?

Danny Bilson: Per la proprietà intellettuale dei loro prodotti. Come ti dicevo prima, noi finanziamo completamente i lavori degli studi esterni e diamo loro tutti i riconoscimenti possibili, però l'IP deve restare nostra a livello legale e ufficiale. Il che, senza andare troppo lontani, è il sistema che viene adottato dall'industria cinematografica di Hollywood. Se mi fossi comportato diversamente con loro, avrei dovuto fare altrettanto con tutti gli altri, quindi non ho potuto accettare le loro condizioni.

Non abbiamo avuto nulla a che fare con la loro dipartita da Activion ma quando hanno fatto il giro dei publisher per accasarsi dopo la loro rottura sono venuti anche da noi e siamo arrivati a un passo dal concludere l'accordo.

Però ti posso dire che ho parlato con loro un mese fa e mi hanno confermato che sarebbero stati molto contenti di lavorare con THQ, perché ritengono che il nostro modo di lavorare sia diverso e innovativo e che tuteli al meglio la creatività degli sviluppatori.

È curioso pensare che la guerra attualmente in corso tra Activision ed Electronic Arts non sarebbe mai accaduta se ci avessero lasciato la proprietà della loro IP, perché oggi lavorerebbero con THQ.

Beh, volevo chiederle se THQ sarebbe disposta a entrare nella guerra con Activision o Electronic Arts per accaparrarsi i migliori talenti, ma a quanto mi ha già risposto...

Danny Bilson: (ride) Ci sono già dentro.



Danny Bilson è Executive Vice President della divisione Core Games di THQ.

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